Messico e nuvole

Succede che quando si compra un biglietto per l’altra parte del mondo, quello che si immagina non è mai quello che si vedrà.

Succede che tante sono le immagini da cartolina delle spiagge paradisiache che ho visto in questi anni e altrettante sono le volte in cui mi sono detta “è stato photoshop”.

Poi compare una valigia, quattro magliette, cinque costumi, un telo e tutte quelle cose inutili, ma appartenenti alla categoria del “non si sa mai” che fanno lievitare i kg della valigia di una donna. La routine che lascia spazio alla libertà e un volo aereo lunghissimo, alleviato solo da un maglione morbido e una maratona di film da fare invidia ai nerd più nerd.

L’altra parte del mondo questa volta si chiamava Messico e a parte una nota canzone e qualche piatto di cucina tex mex assaggiato qua e là, io ne sapevo ben poco.
Il primo impatto oltre al caldo e all’umidità, nonostante le otto di sera, è stata la gentilezza. Nei modi e nelle attenzioni. I sorrisi sinceri erano in perfetta armonia con il mare.

Un mare che neanche nelle migliori cartoline io avevo mai visto. Avevo davanti ai miei occhi l’azzurro più azzurro che potessi mai incontrare.
Sono sicura che il signor Pantone debba fare un viaggetto da quelle parti, perchè lo definirei il colore del secolo, più che quello dell’anno.
Akumal, precisamente è il punto di massimo azzurro sulla costa, dove la meraviglia è stata coronata da un bagno tra le tartarughe giganti.

Quando pensavo di aver visto i colori più belli del mondo mi sono dovuta ricredere. Il tratto di costa che va da Cancun a Tulum è perfetto come base di appoggio per esplorare un po’ la zona, le spiagge sono molto belle quasi ovunque e i beach resort offrono anche ristorantini molto buoni. 
Inutile dire, però che il vero paradiso si trova sulle isole, prima fra tutte Contoy: immersa nel mare dei Caraibi che più Caraibi non si può.
È una riserva naturale in cui è possibile rimanere solo per qualche ora. Il sole è fortissimo e mettere i piedi nell’acqua significa trovarsi immersi in una vasca piena di pesci.

messico_closette

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Se dovessi descrivere questo viaggio in pochissime righe, probabilmente risulterebbero la descrizione di una palette di colori, perchè oltre alle cinquanta sfumature dell’oceano anche la cucina è un’esplosione di gradazioni.
Ora, se acquistate un biglietto per il Messico, dovete dimenticare tutto ciò che di (finto) messicano avete mai assaggiato nelle vostre città. La cucina messicana è fatta di avocado, tantissimo avocado, ma è fatta anche di pesce fresco cucinato al momento, mango, verdure, cocco e tanto street food. 
Città del Messico è il regno dello street food, a qualsiasi ora del giorno e della notte le sue strade brulicano di carretti e piccole botteghe improvvisate, i fumi e gli odori ricordano un po’ la magia di New York trent’anni fa, quella che si vedeva nei film e che lasciava i turisti italiani increduli di poter mangiare un hot dog alle 4 del mattino.

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Città del Messico è l’altra faccia del Messico, quella che sa più di America, quella che non ne sa niente di mare, ma molto di folla.
Devo ammettere che è riuscita in poche ore a ribaltare ogni mia immaginazione, anche qui, anche questa volta.
Sì, è vero, è una città piena di gente, molto rumorosa, molto caotica, a tratti molto povera, proprio come i più la descrivono, ma non è una città priva di fascino o personalità. 
Quello che più mi ha impressionato è che si passa nel giro di due isolati da palazzoni moderni ed enormi centri commerciali a strade dissestate e molto decadenti, poca gente, parecchia povertà.
É come se gli Stati Uniti e il Sud America fossero distanti solo qualche casa, un mix reale di stili e modi di vivere che in nessun altro modo riesco a descrivere.

Questa trasferta Messicana è stata come un grande frullatore di immagini, climi e persone. É stata una valigia piena di sapori da portare a casa, di idee creative, di diversità umane con cui confrontarsi, per scoprirsi ancora vogliosi di imparare e migliorarsi.
Un viaggio serve a questo no? Trovare la forza che non sia aveva, mettersi in gioco, fare della curiosità il proprio mantra giornaliero.

Vogliosa di raccontarvi presto di nuove mete, questi sono i miei tips messicani da non perdere:

• Escursione giornaliera all’isola di Contoy. Troverete lungo tutta la costa tour operator che ve la propongono. Ne vale realmente la pena.
Ziggy beach Tulum (www.ziggybeachtulum.com) tappa obbligata sia come spiaggia, sia per un pranzetto sulla riva dell’oceano. Ho mangiato la tartare di tonno più buona della mia esistenza, ma tutti gli altri piatti non sono da meno.
Akumal, la sua spiaggia è sicuramente più modaiola e meno deserta di altri tratti della costa, ma merita sia per il meraviglioso colore del mare sia per l’ora di snorkeling alla ricerca delle tartarughe giganti e delle mille varietà di pesci che nuotano sulla barriera corallina.
Laguna di Yal-Ku a poco più di un km dalla spiaggia di akumal, questa laguna è un luogo poco conosciuto, ma perfetto per un’immersione tra i pesci coloratissimi. Si paga il biglietto all’entrata e l’attrezzatura si noleggia.
• Sito archeologico di Tulum a picco sul mare, si visita in poco tempo ed è un’immersione di storia che permette di comprendere usi e costumi del territorio.
• Notte brava a Playa del Carmen, se siete stanchi della vita di relax e solitaria da mare, qui troverete un po’ di movida e divertimento. Non vi aspettate grandi cose, più simile alla nostra riviera romagnola che altro, ma una buona tequila non ve la toglie nessuno.
Isla Mujeres, un tempo isola hippie, è oggi più turistica, ma piena di piccoli negozietti e baretti. Il mare come sempre stupendo, neanche a dirlo.
Chuchito Perez (Calle Durango 187, Roma Norte, 06700 Mexico City). Città del Messico merita un’immersione di vita notturna. Questo posto offre dei cocktail da perdere la testa. Attenzione, perchè uno tira l’altro.

Martina Ciordinik
www.testanelfrigo.it
MARTINA

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